domenica 29 gennaio 2023

Visita Modena

domenica 29 gennaio 2023 – Noi c’eravamo 

Dopo l’esposizione delle opere di Ligabue, la guida che ci aveva accompagnati, è disponibile anche per farci visitare alcune chicche della città: 

Duomo, splendido esempio di arte romanica, in una architettura nuova e ardita. Suddiviso in tre navate da una alternanza di colonne e pilastri con presbiterio sopraelevato sulla cripta, in uno straordinario rapporto di armonia. Nella cripta è custodito il sepolcro di San Geminiano, patrono di Modena, e si conserva un capolavoro del Rinascimento modenese, la Madonna della pappa, gruppo in terracotta policroma di Guido Mazzoni (1480 - 1485 ca). All’interno, altre opere importanti, soprattutto dei secoli XV e XVI. Sul lato settentrionale, si esce o si entra dalla Porta della Pescheria, originale per i due telamoni che dialogano con chi varca la soglia. All’uomo e al suo lavoro sono dedicate le sculture degli stipiti interni di questa porta, su cui sono effigiati, sotto spoglie umane, i dodici Mesi intenti ai lavori della campagna. Alla sfera del fantastico e del racconto fanno piuttosto riferimento sia l’insolito archivolto, in cui è scolpita la vicenda di Re Artù di Bretagna.

Ghirlandina, il simbolo di Modena che si proietta verso l’alto con i suoi 89.32 metri, agile e slanciata, nelle sue armoniose proporzioni. Il vezzeggiativo con cui i modenesi l’hanno battezzata ha origine dalle balaustre in marmo che ne incoronano la guglia, “leggiadre come ghirlande”. Il suono delle sue campane scandiva i tempi della vita della città, segnalava l’apertura delle porte della cinta muraria e chiamava a raccolta la popolazione in situazioni di allarme e pericolo. Vi erano conservati i forzieri, gli atti pubblici e oggetti di alto valore simbolico come la celebre trecentesca “Secchia rapita”, vile e supremo oggetto di contesa tra modenesi e bolognesi nell’infuriare della storica battaglia di Zappolino (1325), narrata dal Tassoni, la cui statua si erge lì accanto.
 
Preda ringadora è un grande masso di ammonitico veronese rosso di forma rettangolare, collocato in prossimità del porticato del Palazzo Comunale. Il termine significa “pietra che arringa”, perchè serviva da tribuna e da pulpito agli oratori modenesi che nel medioevo, parlavano ai cittadini. Un altro uso potrebbe riferirsi ai debitori che venivano posti sulla pietra per la restituzione dei beni truffati ai creditori. A partire dal Quattrocento la pietra inizia ad essere usata quasi come pietra del disonore. Un ulteriore uso fu quello dei morti annegati, che venivano qui depositati in attesa del riconoscimento e dell’eventuale ricerca dei colpevoli nel caso di omicidio.
 


Palazzo Ducale e Accademia Militare, deputata alla Formazione dei futuri Ufficiali dell’Esercito e dell’Arma dei Carabinieri. L'edificio, importante palazzo principesco del Seicento, edificato a partire dal 1634 sembra avere la firma progettuale di Gian Lorenzo Bernini per la realizzazione di un'opera che rivela comunque uno stile unitario, un barocco solenne ed elegante.

Sinagoga, Il tempio israelitico è stato costruito tra il 1869 e il 1873. La sala del Tempio è a pianta circolare con alte colonne corinzie che sorreggono il matroneo; in un'area sopraelevata rispetto alla sala si trova l'Aron, l'armadio che custodisce i Rotoli della Torah. 


Teatro comunale Pavarotti, Il Teatro rappresenta, a partire dall’Ottocento, il cuore pulsante di una tradizione lirica che ha radici profonde nella cultura popolare del territorio. Al Teatro sono legati i nomi di Mirella Freni, Raina Kabaivanska, Nicolai Ghiaurov e Luciano Pavarotti al quale dal 2007 è dedicato il teatro. 

Via Emilia che congiunge Rimini a Piacenza, fu voluta dal console romano Marco Emilio Lepido e ha circa 2200 anni. Fu la vera prima strada della Pianura Padana. In centro città si trova il NoviPark e una delle cose più importanti da ammirare in quel luogo è un segmento della Via Emilia Romana, riportata alla luce e qui trapiantata per la gioia dei turisti e anche di noi del Quovadis.


 

 

Antonio Ligabue, l’ora senz’ombra

domenica 29 gennaio 2023 – Noi c’eravamo 

Partiti da Colognola alle ore 9, ci ritroviamo a Modena alle 10.30. Siamo purtroppo a ranghi ridotti, ma pur sempre in 11 e all’ora prima dopo il mezzogiorno eccoci all’appuntamento puntuale con la nostra guida, che ci seguirà per tutto il pomeriggio, anche alla scoperta della città. 

La Bper Banca, già conosciuta come Banca Popolare dell'Emilia-Romagna, ospita questa esposizione di 19 opere realizzate tra il 1929 e il novembre 1962 quando Ligabue, colpito da paresi, non può più dipingere. 

Nelle opere, sono presenti tutti i principali temi ai quali si è dedicato l’artista: le lotte tra gli animali, emblema della crudeltà di esistere; gli autoritratti, specchio di un disagio esistenziale, e della necessità di riaffermare la propria identità di persona e di artista; la vita e il lavoro nei campi. 

In tutti i suoi lavori l’artista fonde realtà dello sguardo, fervore dell’immaginazione e memorie della patria perduta (la Svizzera). 

L’opera di Ligabue, confermata dai dipinti in mostra, è quella di un grande “espressionista tragico”: lavori di straordinaria forza comunicativa, che ancora oggi affascinano per la loro moderna visionarietà.



 

 

 



domenica 15 gennaio 2023

Antonio Ligabue, l'ora senz'ombra

domenica  29 gennaio 2022 - Attività Quo Vadis Friends

La mostra è legata al tema della ventiduesima edizione di festival-filosofia – Giustizia – in riferimento alla vicenda biografica dell’artista, dall’esilio dalla Svizzera fino ai ricoveri forzati in ospedale psichiatrico. 

Il percorso espositivo comprende una ventina di dipinti, realizzati dal 1929 fino all’ultimo periodo di attività dell’artista, che dal novembre del 1962 è impossibilitato a dipingere per motivi di salute.


 

Giovanni Tosi - Le invisibili della “Manara”

v enerdì 17 aprile 2026 - Noi c’eravamo  Nell’81° anniversario della liberazione dell’Italia, questa seconda serata, introdotta dall’ecletti...