venerdì 18 febbraio 2022

QUO VADIS, il Film

venerdì 18 febbraio 2022 – Indiscrezioni

Nel novembre del 1951 nelle sale italiane venne distribuito il kolossal Quo Vadis. La Metro aveva deciso di investire i proventi ottenuti dai film distribuiti in Italia girando a Cinecittà e nel Lazio. Così la produzione prese letteralmente in ostaggio Roma. Tutti erano coinvolti. La produzione assunse migliaia di comparse. La scena del trionfo di Vinicio è davvero “colossale”. Le comparse erano “vere”.

“Il Morandini” riporta: Dal romanzo di Henryk Sienkiewicz, premio Nobel 1905. A Roma, sotto Nerone (37-68 d.C.) imperatore, la persecuzione dei cristiani infuria. Tornato dalla Gallia, il patrizio Marco Vinicio s'innamora della cristiana Licia, si converte e, grazie a Ursus, riesce a salvare l'amata e a salvarsi.

Quasi tre ore di noia monumentale con frammenti di istrionismo ben temperato (Ustinov/Nerone), una magniloquente colonna musicale di Miklos Rosza, una smagliante fotografia di Robert Surtees e William V. Skall. Targato MGM, fu il primo dei colossi storici hollywoodiani girati dopo la guerra a Roma. Scene e costumi furono riutilizzati per Giulio Cesare (1953) di Mankiewicz. 7 candidature agli Oscar, nemmeno una statuetta. 

Per quelli della mia età, visto e rivisto in gioventù, da rivedere ancora una volta, con nostalgia! 

mercoledì 16 febbraio 2022

Presentazione del libro di Gherardo Colombo

martedì 15 febbraio 2022 – Noi c’eravamo 

Baita degli Alpini, Colognola ai Colli, ospiti una sessantina di appassionati, contingentati, greenpassati e mascherinizzati. La brava giornalista Caterina Carpanè coinvolge Gerardo Colombo, ex magistrato, giurista, saggista e scrittore, che dal 2007 si dedica alla riflessione pubblica sulla giustizia attraverso l’associazione «Sulle regole», in un dialogo, botta e risposta, sul contenuto del libro "La sola colpa di essere nati", scritto in collaborazione con Liliana Segre, attivista, politica, superstite di Auschwitz e testimone della Shoah.

 

Il libro: “… Seguo Liliana Segre da quando ha cominciato a testimoniare la sua esperienza di sopravvissuta. Anche perché esiste una sorta di liaison intellettuale: entrambi, infatti, incontriamo ogni anno migliaia di studenti, recandoci nelle scuole a parlare di giustizia, e il riferimento essenziale è per entrambi la Costituzione. Credo che lei la reputi un’ancora di salvezza, la garanzia che altri possano evitare in futuro di vivere le sue stesse terribili esperienze; io prima l’ho studiata all’università, poi l’ho capita e vi ho trovato il medesimo senso. 

Mi sembra di aver parlato per la prima volta con lei nell’ottobre del 2019 all’inaugurazione del nuovo Giardino dei Giusti di tutto il mondo, a Milano. Ci siamo scambiati poche parole in quell’occasione, poi l’ho rivista alla manifestazione dei sindaci organizzata sempre a Milano nel dicembre successivo a suo sostegno in seguito agli attacchi e le minacce ricevuti che hanno indotto le autorità ad assegnarle una scorta, e abbiamo iniziato a frequentarci pensando di poter scrivere un libro insieme…

…Credo si possa comprendere quanto affascinante mi sembrasse l’eventualità di dialogare con Liliana, che era stata suo malgrado protagonista, a proposito dei giorni in cui la discriminazione raggiunse la sua iperbole e delle conseguenze che creò nella vita di tante persone. Avvicinatomi un po’, ho potuto vedere appena oltre ciò che Liliana simboleggia, e ho scoperto una persona straordinaria. Non riesco ad accostare la sua storia senza sentire fisicamente dei brividi, una specie di corrente elettrica che mi attraversa. Perché Liliana rende così vivo il ricordo che ti senti dentro, partecipi delle sue emozioni, insomma ne sei coinvolto. Sei dentro una storia quasi impossibile da raccontare, e se ci provi corri continuamente il rischio di sminuirla, per tenerti lontano, o di cadere nella retorica. 

Prima di incontrarmi Liliana mi aveva dato un compito: «Se vuoi sapere com’era la vita degli ebrei prima e dopo le leggi razziali, guarda Il giardino dei Finzi Contini. Non ti dico di leggere il libro, che comunque sarebbe utile, ma guarda il film, e in un paio d’ore ti rendi conto». Sia il libro, di Giorgio Bassani, uscito nel 1962, sia il film, del 1970, ebbero notevole diffusione. Servono davvero a comprendere il cambiamento, mostrando la vita reale vissuta allora. Ho fatto fatica a sopportarne la visione, perché non riesco ad accettare che in modo così “naturale”, come si trattasse della cosa più ovvia, e quindi senza che nascessero dubbi, che si riflettesse, che ci si facessero domande, che magari si sentisse ripugnanza, si sia dato corso a una mastodontica esclusione, alla sostanziale cancellazione di tante persone. Accettata e praticata come un dato di fatto: è così perché è così. Mi viene spontaneo riportare quella situazione ai giorni nostri: esistono certo differenze abissali, ma lo spirito di intolleranza, l’acquiescenza verso l’eventualità di privare le persone addirittura della loro identità sembrano gli stessi. La mia curiosità è stata subito quella di sapere da Liliana come ha vissuto la cesura tra il prima e il dopo. 

Dunque, Liliana e io ci siamo conosciuti, e ora dialoghiamo. 

Cara Liliana, mi fai entrare nella tua fanciullezza e nella tua famiglia? Come eravate, come vivevate prima che tu compissi otto anni, prima cioè che entrassero in vigore le leggi razziali?"...

martedì 15 febbraio 2022

Sentiero dei Romiti

data da stabilire 2022 – Progetti futuri 

 

Una camminata di circa 15 chilometri in quel di Longare, in provincia di Vicenza, che, partendo dalle seicentesche ville di Costozza, ci porterà a Lumignano per la valle di San Rocco, all'eremo di San Cassiano che risale al XVII secolo, inserito nella parete rocciosa est del Monte Croce. 

Circa 4 ore tranquille, con pranzo presso il ristorante “Al Volto” e la seguente visita al bellissimo giardino di Villa Da Schio. 

Ulteriori e più specifiche infomazioni, non appena fisseremo la data. 






Alla scoperta dell'eremo di San Rocchetto

data da definire 2022 – Progetti futuri 
 
Sarà un percorso/cammino di circa 10 km sulle colline veronesi tra Avesa e Quinzano.

Ci vedrà impegnati per circa 2,5 ore di cammino e 6 ore nell’arco della giornata.

Con partenza dal cimitero vecchio di Avesa, l’incontro con la chiesa di Sant'Alessandro (844), nei secoli successivi dedicata a San Rocco, per poi salire all’eremo del 1511, voluto da una compagnia laicale del Santo Sepolcro. 

Si scenderà quindi in quel di Quinzano per fermarci a pranzo alla pizzeria Italia.

 Ulteriori e più specifiche infomazioni, non appena fisseremo la data.

 


Quo Vadis Gruppo Culturale

 martedì 15 febbraio 2022 - Attività Quo Vadis Friends



lunedì 14 febbraio 2022

Dalla stampa

L’INCONTRO Domani  - Tra legalità e ingiustizia 

Dialogo con Colombo  - Essere consci di un’esistenza piena tra lacrime e parole ma senza lasciare spazio al risentimento

Un dialogo sull’importanza dei valori della Costituzione contro ogni forma di discriminazione.

È il tema del doppio incontro con il magistrato Gherardo Colombo che domani, a Sommacampagna e a Colognola ai Colli, presenterà “La sola colpa di essere nati”, libro edito da Garzanti, e nato da un incontro con Liliana Segre.

«Non abbiamo bisogno di eroi, serve tenere sempre viva la capacità di vergognarsi per il male altrui, di non accettare le ingiustizie». Parole della senatrice a vita, che ha vissuto sulla propria pelle l’ingiustizia della discriminazione prima e poi l’orrore della Shoah, di cui è testimone.

Aveva da poco compiuto otto anni quando, nel 1938 le venne impedito di tornare in classe perché di «razza ebraica». In un dialogo tra il magistrato protagonista della stagione di Mani Pulite e la senatrice Segre, si ripercorrono momenti personali e collettivi e ci si interroga sulla profonda differenza tra legalità e giustizia. E si sottolinea la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle ingiustizie per far sì che non si ripetano più.

Gherardo Colombo ne parlerà domani alle 17 in sala consiliare a Sommacampagna, su invito dell’assessorato alla Cultura e della libreria Castioni Sergio.

In serata, alle 20.30, l’autore interverrà nella baita degli Alpini di Colognola ai Colli, in via Nobile. «Per me è molto importante sentirmi sulla stessa strada. Perché», dice il magistrato rivolgendosi a Liliana Segre, «hai vissuto ciò che io ho solo letto, e perché avendolo vissuto non hai assecondato l’istinto di rispondere all’odio con l’odio».

E.S. da L’Arena di lunedi 14 febbraio 2022.

lunedì 7 febbraio 2022

A proposito di "Quo vadis"

lunedì 7 febbraio 2022 – Indiscrezioni

Secondo una tradizione leggendaria, l’apostolo Pietro fuggito dal carcere Mamertino e in fuga per sottrarsi alle persecuzioni di Nerone, lungo la via Appia, ebbe la visione di Cristo, al quale pose la domanda «Domine quo vadis?», che gli rispose: «Eo Romam, iterum crucifigi» (Vado a Roma a farmi crocifiggere un’altra volta). Pietro tornò a Roma e subì il martirio! 

La frase diventò d’uso comune dopo la pubblicazione dell’omonimo romanzo (1894) del polacco Henryk Sienkiewicz (Premio Nobel per la letteratura nel 1905). 

Apostolo Pietro con Ligia di Piotr Stachiewicz, 1938
 

A Roma e in ricordo dell’episodio, all’incrocio tra la via Appia Antica e la via Ardeatina, nei pressi delle catacombe di San Callisto, sorge la Chiesa del Domine quo vadis o Santa Maria in Palmis. 

Chiesa del Domine quo vadis
 

Comunque la frase “Pietro torna indietro” a ricordare che, se prendete in prestito qualcosa, non dimenticate di ritornarla a chi ve l’ha gentilmente prestata!

domenica 6 febbraio 2022

La Sinagoga di Verona

domenica 06 febbraio 2022 – Noi c'eravamo

Sapientemente organizzata dal gruppo culturale “Quo Vadis” di Colognola, abbiamo potuto visitare la Sinagoga di Verona, con la brillante guida della dott.ssa Valeria Rainoldi e l’interessante incontro col rabbino capo di Verona. 

Una avvincente esperienza!


La presenza ebraica a Verona risale al VI secolo, ma con ogni probabilità solo nel 1200 gli ebrei fecero ritorno numerosi in città. In quest’ epoca si ha notizia dell’ esistenza di un Tribunale Rabbinico e della presenza a Verona di Rabbi Eliezer, grande autorità rabbinica del tempo e di Hillel da Verona figura di spicco in ambito ebraico e cristiano. Nel periodo della signoria scaligera soggiornò, alla corte di Cangrande della Scala Manoello Giudeo, poeta ebreo contemporaneo di Dante di cui fu amico, e che scrisse in lingua ebraica, latina e volgare. Tra il XV e il XVI secolo a più riprese gli ebrei vennero espulsi e riammessi a vivere in città: il ritorno ufficiale avvenne nel 1408, con il dominio veneziano. In questo periodo gli ebrei si potevano occupare solo della concessione di prestiti a interesse. Molti di loro provenivano dalla Germania, rifugiatisi a Verona a causa delle ripetute persecuzioni nel loro paese. Il cuore del quartiere ebraico era vicolo Crocioni, dove si pensa fosse attiva una piccola Sinagoga. Dal 1422 anche gli ebrei veronesi furono obbligati a portare un segno di riconoscimento che in origine era un disco di stoffa gialla cucito sul petto, sostituito poi all’epoca del Ghetto da un berretto per gli uomini e da un velo per le donne sempre di colore giallo. Espulsi nuovamente nel 1499, rientrarono in città nel 1516 con il permesso di svolgere altre attività tra le quali quelle dei sensali e rigattieri Nel 1604 gli ebrei entrarono ufficialmente nel Ghetto (zona tra via Mazzini, via Pellicciai e via Sella) a seguito della bolla di Papa Paolo IV “Cum Nimis absurdum” che ne richiedeva la segregazione. Durante la prima metà del 1600 un folto gruppo di ebrei spagnoli si stabilì nella zona che ancora oggi si chiama Corte spagnola, costituendo una Comunità sefardita con una propria Sinagoga. I cancelli del Ghetto furono abbattuti nel 1796, con l’arrivo in città delle truppe napoleoniche. Durante il periodo di esistenza del Ghetto si verificarono tre episodi che segnarono la vita degli ebrei veronesi: la peste del 1630 che causò molti morti anche all’interno della Comunità; una grave sommossa popolare anti-ebraica nel 1745 e l’ incendio del 1786 che provocò una decina di vittime e la distruzione di un’area rilevante del Ghetto. Dopo la dominazione austriaca, nel 1866, quando Verona fu annessa al Regno d’Italia, la Comunità aveva raggiunto la sua massima espansione: contava circa 1400 componenti. Con l’unità d’Italia gli ebrei, che avevano partecipato attivamente al Risorgimento, divennero cittadini a tutti gli effetti, godendo di tutti i diritti civili. A quest’epoca risale la costruzione dell’attuale Sinagoga. Negli anni venti il Ghetto venne demolito a causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie. Furono però mantenute, dato il loro valore storico le case-torri in Piazza delle Erbe, alte fino a sette piani. In questi anni si terminò anche la costruzione del tempio, inaugurato il 29 settembre 1929. Gli ebrei veronesi erano circa 400. Nel 1938 l’emanazione delle Leggi Razziali privò gli ebrei dei diritti civili fondamentali (lavoro, scuola, proprietà ecc.); dal 1943 si cercò di privarli anche della vita. Le vittime della Shoà furono 63, di cui 30 iscritte alla comunità. La Comunità conta oggi circa 100 iscritti, compresa la sezione di Vicenza. Oltre alla Sinagoga vi è in borgo Venezia un Cimitero Ebraico, che raccoglie le sepolture del primo cimitero di Campo Fiore e di quello di Porta Nuova, funzionante fino al 1856. 
 

Storia della Sinagoga - La costruzione del Tempio di Verona risale al 1864 su iniziativa del Rabbino Pardo. Il progetto iniziale degli architetti Franco e Mantovanelli non fu terminato per mancanza di fondi, e l’attuale edificio è il completamento di quello dell’800 fatto dal famoso architetto Ettore Fagiuoli: venne alzato il soffitto esistente, formando una volta a botte e venne aggiunta la facciata su via Rosani. Il nuovo Tempio, di rito ashkenazita, venne inaugurato il 29 settembre 1929 ed è l’unica Sinagoga a Verona. A sinistra della porta d’ingresso è affissa la lapide in memoria di Rita Rosani, ebrea nata a Trieste nel 1920, uccisa sul monte Comun (Negrar), il 17 settembre 1944. La lapide di destra è a ricordo di tutte le vittime anche veronesi della Shoah. Le figure a bassorilievo a sinistra rappresentano dall’alto la tomba di Assalonne, figlio di David, la Menorah, la Torre di Davide. Quelle a destra rappresentano, sempre dall’alto, la tomba di Rachele, le Tavole della Legge, la Porta d’Oro. Appena varcata la soglia, sulla destra si accede al Tempio piccolo, destinato allo svolgimento delle funzioni durante la stagione invernale e nel quale si può ammirare un bellissimo Aron ha-Qodesh di stile cinquecentesco in marmo di vari colori. Di fronte all’entrata del Tempio piccolo c’è la scala che porta al matroneo. Nel Tempio grande, la Bimah (pulpito) è formata da otto colonnine di marmo rosso, con base sempre in marmo bianco e nero. L’Aron ha-Qodesh (Arca Santa), dove è custodito il Sefer Torah (sacri Rotoli della Legge) è tutto di marmo rosso e risale al 1645. Nel XIX secolo, nella Comunità era attivo un Coro del Tempio, molto apprezzato e che si mantenne in vita fino a pochi anni prima dell’entrata in vigore delle leggi razziali.
 


 

 
 
 

Quo Vadis Gruppo Culturale

 domenica 6 febbraio 2022 - Attività Quo Vadis Friends


Giovanni Tosi - Le invisibili della “Manara”

v enerdì 17 aprile 2026 - Noi c’eravamo  Nell’81° anniversario della liberazione dell’Italia, questa seconda serata, introdotta dall’ecletti...