domenica 18 settembre 2022

Castelfranco e Giorgione

domenica 18 settembre 2022 – Noi c’eravamo 

Castelfranco Veneto in provincia di Treviso è un borgo custodito da antiche mura, dove si respira un passato ricco di storia. È la patria del famoso pittore Giorgione e lo si vede dai tanti tributi che i castellani gli hanno dedicato in città. 

Dopo la mattinata a Possagno, in compagnia di Antonio Canova, eccoci nel pomeriggio in questa piacevole cittadina , dove, all’interno del Duomo, a destra del presbiterio, l’enigmatica e affascinante figura di Giorgione (Castelfranco Veneto, 1477 o 1478 - Venezia, 1510) si materializza in una straordinaria invenzione poetica e compositiva. 

La Pala, commissionata da Tuzio Costanzo, uomo d’armi, per la cappella di famiglia, in occasione della morte del figlio Matteo, raffigurato in bassorilievo sulla lapide tombale, posta ai piedi dell’altare.

Nel dipinto, una delle poche opere certe del pittore, databile tra il 1503 e il 1504, raffigura, sullo sfondo di un paesaggio, la Madonna in trono con il Bambino, e, in primo piano, san Francesco e, a sinistra, san Nicasio, per il fatto che impugna l’insegna dei cavalieri di Malta, detti anche Gerosolomitani o Giovanniti. 

San Nicasio era appartenuto a questo ordine cavalleresco e dopo la morte per martirio nel 1187, fu venerato, spesso insieme a san Francesco, soprattutto a Messina, città di origine di Tuzio, anch’egli cavaliere giovannita, come altri membri della sua famiglia. 

Tutto questo e molto di più, ci veniva magistralmente spiegato e illustrato dalla professoressa colognolese Daniela Fiore, che in questa uscita domenicale. 

All’interno del Duomo in una cappella a sinistra dell’altar maggiore, anche due stupende statue scolpite dal colognolese Zandomeneghi che saranno argomento di ulteriori approfondimenti e studio da parte del nostro circolo. 

 

Una bellissima sorpresa invece ci ha colto nell’aver trovato “Mosè” che, apertaci la porta della sagrestia, ci ha svelato quali capolavori fossero nascosti in quel luogo: da Paolo Veronese (1528-1588), a Paolo Piazza (1557-1621), a Iacopo da Ponte (1517-1592) e molti altri. 






 





 

Possagno, il Tempio canoviano

domenica 18 settembre 2022 – Noi c’eravamo 

In occasione del bicentenario della morte di Antonio Canova (1757-1822), la nostra associazione culturale ha organizzato una visita alla gypsotheca museo di Possagno, guidati dalla bravissima e preparatissima dottoressa Elena Catra - già nostra ospite la settimana precedente in quel di Colognola, per celebrare il concittadino e scultore Zandomeneghi – che, dopo averci accompagnati per le sale museali, ci ha portati a visitare anche il Tempio canoviano. 

Sovrasta l’edificio museale, ed è la chiesa parrocchiale dedicata alla Trinità (ricordata nel frontone con la scritta in latino), che Antonio Canova aveva progettato e voluto far erigere a inizio del XIX secolo a proprie spese per il suo paese natale, come dono alla Religione cattolica. 

Canova immagina un connubio “storicistico”, associando la classicità greca alla praticità romana, Partenone e Pantheon, emblemi dell’architettura classica. 

Una doppia serie di colonne doriche costituisce lo spazio antistante il corpo cilindrico, coperto da una cupola emisferica; il pronao del Tempio riprende con precisione filologica proporzioni e accorgimenti prospettici del Partenone ateniese; la struttura circolare e la cupola, invece, sono derivati dal Pantheon. 

Il Tempio è un vero e proprio scrigno di opere d’arte, alcune canoviane, altre di scuola canoviana.



 

 

 

 

Possagno, incontro con Antonio Canova

domenica 18 settembre 2022 – Noi c’eravamo 

In occasione del bicentenario della morte di Antonio Canova (1757-1822), la nostra associazione culturale ha organizzato una visita alla gypsotheca museo di Possagno, guidati dalla bravissima e preparatissima dottoressa Elena Catra - già nostra ospite la settimana precedente in quel di Colognola, per celebrare il concittadino e scultore Zandomeneghi – che ci ha accompagnati per le sale museali alla scoperta della più grande Gypsotheca monografica d’Europa. 

Questo edificio fu riaperto al pubblico nel 1922, dopo i danni subiti durante la Prima Guerra Mondiale e nel 1957, fu ampliato con una nuova ala, opera dell’architetto veneziano Carlo Scarpa (Venezia, 1906 – Sendai, 1978), dove trovano collocazione tutti i bozzetti in argilla e in terracotta, espressione assoluta della genialità del Canova, grazie alla loro distribuzione su lucidi livelli sfalsati, collocati all’interno di un involucro architettonico che consente alla luce di filtrare dall’alto.


 
 

 
 

 

 

 

 

 

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