martedì 15 febbraio 2022 – Noi c’eravamo
Baita degli Alpini, Colognola ai Colli, ospiti una sessantina di appassionati, contingentati, greenpassati e mascherinizzati. La brava giornalista Caterina Carpanè coinvolge Gerardo Colombo, ex magistrato, giurista, saggista e scrittore, che dal 2007 si dedica alla riflessione pubblica sulla giustizia attraverso l’associazione «Sulle regole», in un dialogo, botta e risposta, sul contenuto del libro "La sola colpa di essere nati", scritto in collaborazione con Liliana Segre, attivista, politica, superstite di Auschwitz e testimone della Shoah.
Il libro: “… Seguo Liliana Segre da quando ha cominciato a testimoniare la sua esperienza di sopravvissuta. Anche perché esiste una sorta di liaison intellettuale: entrambi, infatti, incontriamo ogni anno migliaia di studenti, recandoci nelle scuole a parlare di giustizia, e il riferimento essenziale è per entrambi la Costituzione. Credo che lei la reputi un’ancora di salvezza, la garanzia che altri possano evitare in futuro di vivere le sue stesse terribili esperienze; io prima l’ho studiata all’università, poi l’ho capita e vi ho trovato il medesimo senso.
Mi sembra di aver parlato per la prima volta con lei nell’ottobre del 2019 all’inaugurazione del nuovo Giardino dei Giusti di tutto il mondo, a Milano. Ci siamo scambiati poche parole in quell’occasione, poi l’ho rivista alla manifestazione dei sindaci organizzata sempre a Milano nel dicembre successivo a suo sostegno in seguito agli attacchi e le minacce ricevuti che hanno indotto le autorità ad assegnarle una scorta, e abbiamo iniziato a frequentarci pensando di poter scrivere un libro insieme…
…Credo si possa comprendere quanto affascinante mi sembrasse l’eventualità di dialogare con Liliana, che era stata suo malgrado protagonista, a proposito dei giorni in cui la discriminazione raggiunse la sua iperbole e delle conseguenze che creò nella vita di tante persone. Avvicinatomi un po’, ho potuto vedere appena oltre ciò che Liliana simboleggia, e ho scoperto una persona straordinaria. Non riesco ad accostare la sua storia senza sentire fisicamente dei brividi, una specie di corrente elettrica che mi attraversa. Perché Liliana rende così vivo il ricordo che ti senti dentro, partecipi delle sue emozioni, insomma ne sei coinvolto. Sei dentro una storia quasi impossibile da raccontare, e se ci provi corri continuamente il rischio di sminuirla, per tenerti lontano, o di cadere nella retorica.
Prima di incontrarmi Liliana mi aveva dato un compito: «Se vuoi sapere com’era la vita degli ebrei prima e dopo le leggi razziali, guarda Il giardino dei Finzi Contini. Non ti dico di leggere il libro, che comunque sarebbe utile, ma guarda il film, e in un paio d’ore ti rendi conto». Sia il libro, di Giorgio Bassani, uscito nel 1962, sia il film, del 1970, ebbero notevole diffusione. Servono davvero a comprendere il cambiamento, mostrando la vita reale vissuta allora. Ho fatto fatica a sopportarne la visione, perché non riesco ad accettare che in modo così “naturale”, come si trattasse della cosa più ovvia, e quindi senza che nascessero dubbi, che si riflettesse, che ci si facessero domande, che magari si sentisse ripugnanza, si sia dato corso a una mastodontica esclusione, alla sostanziale cancellazione di tante persone. Accettata e praticata come un dato di fatto: è così perché è così. Mi viene spontaneo riportare quella situazione ai giorni nostri: esistono certo differenze abissali, ma lo spirito di intolleranza, l’acquiescenza verso l’eventualità di privare le persone addirittura della loro identità sembrano gli stessi. La mia curiosità è stata subito quella di sapere da Liliana come ha vissuto la cesura tra il prima e il dopo.
Dunque, Liliana e io ci siamo conosciuti, e ora dialoghiamo.
Cara Liliana, mi fai entrare nella tua fanciullezza e nella tua famiglia? Come eravate, come vivevate prima che tu compissi otto anni, prima cioè che entrassero in vigore le leggi razziali?"...
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