domenica 8 giugno 2025 - Sensi & Sensazioni
Dopo la visita a Palazzo Martinengo della mostra su “La Belle Epoque, con una passeggiata di circa 15 minuti, siamo saliti sino all'ingresso principale del Castello.
I primi insediamenti sul monte Cidneo risalgono al IX secolo a.C. di un piccolo tempio dedicato al dio celtico Bergimus. Alla fine del I secolo d.C. i Romani eressero un tempio monumentale delle dimensioni del mastio visconteo. Con il passare dei secoli e con l'avvento del cristianesimo l'area assunse sempre più il ruolo di area sacra, con la costruzione di una grande basilica, di cui oggi rimane solo la torre Mirabella.
Durante la dominazione viscontea, nel 1337 si ebbe la nascita della Cittadella Nova, una cinta muraria che partendo dal castello inglobava al suo interno gli edifici del potere ecclesiastico e civile della città. Nella stessa epoca, fu costruito un sistema difensivo, venne tracciata la strada del Soccorso, poi ampliata nel Cinquecento.
Nel 1426 Brescia passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia, ma nel 1509 l'esercito francese sconfisse quello veneziano e si impossessò di Brescia e del suo castello. Fu proprio in questo periodo che Brescia attraversò il suo periodo più buio, contesa tra i padroni francesi e i veneziani, che ripresero la città nel 1512, al prezzo di molti morti ed enormi sacrifici.
Nel 1796 i napoleonici occupano la città e utilizzano la rocca come caserma e prigione; stessa sorte poco dopo sotto il dominio austriaco.
Nel passaggio più delicato dell’epopea risorgimentale, il 1848, il popolo bresciano organizzò un comitato clandestino capeggiato dal patriota Tito Speri e dal curato di Serle don Pietro Boifava. Sarà la notizia di una multa cospicua, a scatenare, il 23 marzo del 1849, la ribellione collettiva contro i governanti asburgici. La scintilla fu innescata anche dalle voci contrastanti che provenivano dal fronte, nella seconda fase della Prima guerra d’indipendenza (1848-1849), dichiarata da Carlo Alberto, re di Sardegna, nel tentativo di riconquistare, dopo gli eventi del 1848 liberandolo dagli austriaci. Arrivavano, infatti, notizie fuorvianti di vittoria delle truppe sabaude, mischiate ai dispacci reali sulla sconfitta piemontese a Novara (23 marzo 1849), cui seguì l’abdicazione di Carlo Alberto e la firma dell’armistizio di Vignale (24 marzo 1849) fra il nuovo re, Vittorio Emanuele II, e il generale Radetzky. La resa del popolo bresciano si ebbe solo il 1° aprile 1849, dopo che il maresciallo Haynau era accorso in sostegno della guarnigione austriaca asserragliata in Castello, sfruttando la Strada del Soccorso.
L’insurrezione fu spenta nel sangue, con una repressione violenta specie nei confronti dei civili, piegati da fucilazioni che si protrassero nel tempo, fino al 12 agosto, data dell’amnistia voluta da Radetzky.
Dopo la Seconda guerra d’indipendenza, nel 1859, il castello bresciano tornò a essere utilizzato come semplice carcere militare. Poco tempo dopo il comune acquistò il colle e fu dato il via all'opera di restauro.
Tra le sua mura, il Castello accoglie anche due musei: il Museo delle Armi Luigi Marzoli e il Museo del Risorgimento Leonessa d'Italia.






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